65. Trento Film Festival

Paolo Cognetti: il prossimo progetto? In Nepal

Pubblicata il 02/05/2017

“Il prossimo viaggio sarà in Nepal a cui mi ispirerò per il mio futuro progetto letterario. Partirò in autunno”. Così Paolo Cognetti, celebre scrittore e candidato al Premio Strega 2017 con il suo ultimo libro “Le otto montagne”, oggi al 65. Trento Film Festival per incontrare il pubblico nell’ambito dell’incontro “La montagna così lontana, così vicina”. Cognetti, tra l’altro, è anche tra i finalisti del Premio Itas, i cui vincitori saranno svelati questa sera nell’ambito del Trento Film Festival. Alla domanda sul premio Strega e sulla cinquina imminente Cognetti ha detto “non dipende da me, c’entra tanto il potere degli editori. Sarebbe bello che uno scrittore di montagna vincesse un premio di pianura”. “Ettore Castiglioni e Mario Rigoni Stern – ha detto l’autore, classe ’78 – sono riferimenti a cui punto la mia bussola personale come modelli di uomini giusti. Da loro ho capito che la grandezza della persona passa dalle loro scelte e della presa di coscienza di quello che stava succedendo attorno a loro, con il dovere di partecipare”. “Il rapporto tra città e montagna – ha spiegato l’autore davanti a una sala piena di spettatori – è un rapporto tra opposti, non contrastanti, ma che dialogano in un’alternanza continua. Da un lato la città è più bella perché è piena di varietà, dall’eterogeneità di Milano alle 180 lingue diverse che si possono trovare a New York. Questo in montagna non si può trovare”. “A volte – spiega Cognetti – in montagna mi rattristo quando vedo razzismo e maschilismo. Vorrei coltivare e trovare anche qui arte, cultura, letteratura. Infatti per ripopolare la montagna ho organizzato dove vivo un festival, il cui nome è “Il richiamo della foresta”, in un paesino a 1800 metri, a cui a luglio parteciperà anche Mauro Corona”. “La montagna è vocazione di alterità – ha poi detto l’autore tra i 12 finalisti del Premio Strega – di resistenza, ma è anche sinonimo di paradosso, dove le comunità locale vogliono modernizzare per portar lavoro mentre i cittadini che la frequentano sporadicamente la vogliono preservare: sono due sguardi con lo stesso diritto di esistenza, la soluzione dev’essere pragmatica e va trovata nella dialettica”. E alla fine, ha detto “felice dei feedback dei montanari del mio libro, magari può portare alla rinascita di quei valori sani della montagna”. “Dai libri di viaggi, ai racconti, al romanzo, è stata un’evoluzione naturale: probabilmente però ritornerò al racconto di viaggi, complice il viaggio che ho organizzato in ottobre in Nepal”.