65. Trento Film Festival

Stefano Valenti, vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2014, presenta “Rosso nella notte bianca”

Pubblicata il 22/04/2017

L’iniziativa, che avrà luogo sabato 22 aprile alle 18, alla SOSAT, chiude il primo ciclo d’incontri 2017 della rassegna del festival con un notevole successo di pubblico. Un nuovo ciclo, con diverse novità, partirà dopo il 65. Trento Film Festival


 

Sabato 22 aprile, alle 18, nella Sede della Sosat il celebre scrittore Stefano Valenti sarà ospite della rassegna MontagnaLibri del Trento Film Festival con il suo ultimo romanzo “Rosso nella notte bianca” (edizioni Feltrinelli).

L’evento, che chiude il primo ciclo d’incontri di “MontagnaLibri 365” e di cui una nuova edizione partirà con diverse novità dopo il 65. Trento Film Festival, è organizzato dal Trento Film Festival in collaborazione con la Sosat, la Feltrinelli e la “Piccola Libreria” di Lisa Orlandi. A introdurre l’incontro sarà il vicepresidente Associazione Nazionale Partigiani Italiani del Trentino, Vincenzo Calì, già direttore del Museo Storico di Trento (oggi Fondazione Museo Storico del Trentino) mentre a dialogare con l’autore sarà il critico letterario Paolo Caspani; le letture saranno interpretate dall’attore Ugo Baldessari.

Dopo il successo ottenuto con “La fabbrica del panico”, vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2014, del Premio Volponi Opera Prima 2014 e del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo 2015, con “Rosso nella notte bianca” Stefano Valenti ha di nuovo conquistato i lettori con un romanzo dalla scrittura incalzante, dove la morte violenta di una giovane donna diventa il trauma di un uomo, ossessionato dalla religione, e al contempo il trauma di tutta una stagione civile del nostro paese. In questo libro lo scrittore valtellinese evoca passioni, crudeltà, tensioni mai sopite, destini che devono trovare compimento e voce.

«Le crude vicende narrate da Stefano Valenti – ha commentato Stefano Calì – ci richiamano al presente: protagonisti sono “i dannati della terra”, che Walter Benjamin con il suo angelo della storia mise al centro della tragedia umana: oggi i corpi senza nome dei sepolti nella fossa comune del Canale di Sicilia, ieri le spoglie offese della guerra civile che insanguinò il nostro paese fra il ’43 e il ’45. Vittime predestinate le donne contadine dei monti, prima ancora dei partigiani combattenti: il destino, per quante finirono a guerra conclusa ad ingrossare la classe operaia delle pianure, ai tempi del miracolo economico, nuove catene al posto della promessa libertà. La trama è quella delle vite stroncate.».

“Rosso nella notte bianca” narra un episodio realmente accaduto in Valtellina, nel novembre del 1994, quando il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva.

Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944.

Non un fiato, non un filo di fumo, non una presenza tutto intorno. In questo abbandono, tormentato da deliri e allucinazioni, Ulisse trascorre l’ultima notte di libertà: riposa davanti al camino, cammina nei boschi, rivive la tragedia che ha marchiato la sua esistenza. Dimenticato da tutti, si rinchiude come un animale morente in quella malga dove nessuno si è avventurato da decenni. I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina.

È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.

Stefano Valenti (1964), valtellinese, vive a Milano. Ultimati gli studi artistici, si è dedicato alla traduzione letteraria. Per i “Classici” Feltrinelli ha tradotto Germinale (2013) di Émile Zola e Il giro del mondo in ottanta giorni (2014) di Jules Verne.