Un giorno al festival, tra camminate a piedi nudi, orsi bruni e realizzatori di sogni

Pubblicata il 04/05/2017

FedericoZuanni_TFF_090b di Christian Malacarne e Niccolò Giovannini

Nella giornata del 2 maggio 2017, il Trento Film Festival ha spaziato fra varie tematiche molto coinvolgenti e di forte interesse.

Le prime attività sono iniziate alle 8.10, quando il capoluogo Trentino si stava ancora svegliando; questa primissima attività prende il nome di “Barefoot Morning”, ovvero “passeggiata a piedi nudi”: Andrea Bianchi ha condotto questa camminata salutare in un piccolo parco in centro città, per iniziare al meglio la giornata. L’attività verrà riproposta tutti i giorni alla stessa ora (assolutamente da provare!).

Dopo qualche ora, quando il sole era già sorto e alto in cielo, alle ore 11.00 è stato proposto presso la facoltà di sociologia di Trento un dialogo tra il professor De Rita, presidente del CenSIS (Centro Studi Investimenti Sociali) e il direttore dell’Adige Pierangelo Giovannetti. A partire dalle accattivanti e sagaci domande poste dal direttore del quotidiano, De Rita ha sviluppato una discussione relativa al cambiamento della posizione della montagna nel panorama sociale e culturale italiano: è stata messa in luce da un lato l’impossibilità di rappresentare un motore economico a livello nazionale data la bassa percentuale di popolazione montana, dall’altro la possibilità di essere un paradigma culturale di sobrietà e spirito d’iniziativa. Il professore ha sottolineato in maniera molto efficace e chiara come la montagna abbia un ruolo centrale in Italia e come non debba essere considerata solamente un mezzo da sfruttare turisticamente, ma una risorsa che offra spunti di riflessione per il singolo individuo.

Nel primo pomeriggio sono stati proiettati al cinema Modena due cortometraggi e un lungometraggio. Le tre proiezioni convergevano sul tema dello sport in montagna analizzandolo sotto diversi frangenti. Il primo cortometraggio intitolato “Brette” racconta la storia autobiografica dell’omonima scalatrice: la giovane si spinge al limite delle sue possibilità per realizzare il suo desiderio d’infanzia, ovvero quello di riuscire a scalare un’immensa parte in Yosemity; Il secondo, intitolato Bigmen, attraverso la vera storia dei fratelli Pou, due scalatori professionisti, viene rappresentata, tra le difficoltà e i fallimenti, tra i tentativi infruttuosi e quelli demoralizzanti, la vera determinazione che porta al raggiungimento del risultato prefissato.

Il lungometraggio Les faiseurs de rêves, i realizzatori dei sogni, racconta la storia di tre giovani alpinisti alle prime armi. Grazie all’opportunità proposta dal Club Alpinistico Svizzero, i tre intraprendono un’avventura spettacolare per migliorare la propria tecnica e comprendere meglio la natura della montagna compiendo un viaggio che per scoprire se stessi e i propri limiti. I tre film sono caratterizzati da una fotografia pulita che riproduce al meglio i maestosi paesaggi montani e da alcune musiche incalzanti, che esprimono a pieno le sensazioni provate durante la visione.

In conclusione del pomeriggio, alle 18.00 alla sala conferenze del MuSe è stato possibile assistere ad un documentario sull’orso bruno in Trentino. Enrico Costanzo, il regista della proiezione, dopo mesi di appostamenti e studi relativi a questo maestoso animale, è riuscito a comporre un cortometraggio molto incisivo e dettagliato: “Bisogna ricordare che il territorio non è sempre stato dell’uomo, ma una volta apparteneva all’orso, con il quale deve essere condiviso”; Dopo una breve introduzione di uno scienziato del Museo, è iniziata l’attività. La proiezione è stata caratterizzata da una descrizione particolarmente dettagliata delle attività dell’orso, attraverso immagini suggestive e ravvicinate.

Queste sono state alcune delle attività proposte nella giornata del 2 maggio dal Trento Film Festival.