66. Trento Film Festival

Amici fragili: alla 67. edizione cinque film recenti per riflettere su alberi e boschi, dopo la disastrosa tempesta di fine ottobre 2018

Pubblicata il 27/02/2019

Subito dopo lo shock dei massicci “schianti” sulle Dolomiti e le altre montagne del Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli, è emerso il desiderio di lavorare sulla straordinaria e profonda reazione emotiva che quelle impressionanti immagini hanno suscitato, e sulla rivelazione della fragilità di un patrimonio naturale che eravamo abituati a considerare così ben piantato nel terreno, quasi indistruttibile. Le vette a cui guardiamo solitamente con i film e il programma del festival hanno sfidato incuranti gli agenti atmosferici, mentre più in basso valli e altipiani verdeggianti hanno pagato un prezzo altissimo, con l’abbattimento di milioni di metri cubi di legname.

Una ricognizione della migliore produzione cinematografica recente ha rivelato che, proprio tra la fine estate 2018 e l’inizio del 2019, come se il cinema mondiale fosse misteriosamente sintonizzato con quanto stava accadendo sulle Dolomiti, si erano affacciate nei maggiori festival internazionali diverse opere che, con chiavi diverse, mettevano al centro gli alberi e il rapporto che abbiamo coi boschi. È nato così, in collaborazione con la Fondazione Dolomiti UNESCO in occasione del suo decennale, il desiderio di riunirli in un programma speciale, che abbiamo intitolato Amici fragili: un programma su alberi e boschi nel tempo dei cambiamenti, per continuare a elaborare collettivamente nell’ambito del festival le sensazioni di quei giorni, fornendo insieme suggestioni e spunti di riflessione per le scelte che si dovranno fare rispetto alla gestione del post-catastrofe, e del futuro dei territori boschivi di montagna.

Come abitudine per il Trento Film Festival, e grazie alla lungimiranza di Fondazione Dolomiti UNESCO, che ha visto in questo progetto un’occasione di riflessione di ampio respiro, capace di guardare oltre i confini del territorio e l’emergenza, il programma presenterà documentari di stampo e provenienza disparata: tutti però vedono protagonisti il legno, gli alberi e i boschi oggi, alla prova dello sfruttamento intensivo, del disboscamento, degli incendi, dei fenomeni naturali, e perfino di una spiazzante performance artistica su scala globale.

Le Temps des forêts (Francia, 2018) di François-Xavier Drouet è l’ideale introduzione al tema: le foreste francesi stanno cambiando, questi simboli di natura autentica stanno vivendo una fase di industrializzazione senza precedenti, tra meccanizzazione, monocoltura, fertilizzanti e pesticidi. Il film è un documentatissimo e illuminante viaggio nel cuore della “foresta industriale” e alla scoperta delle sue possibili alternative.

Lo sfruttamento del legname è al centro anche di Bamboo Stories (Germania/Bangladesh, 2019), in anteprima italiana, del pluripremiato regista del Bangladesh ma attivo da anni in Germania, Shaheen Dill-Riaz. Con immagini mozzafiato della rigogliosa natura bangladése e dell’avventuroso trasporto tramite zattere, Dill-Riaz introduce lo spettatore nel mondo aspro degli uomini che lavorano da generazioni nei boschi e sul fiume, con un solo obiettivo: consegnare in tempo il bambù ai grossisti della capitale Dhaka.

Altra anteprima italiana Wildland (Stati Uniti, 2018) di Alex Jablonski e Kahlil Hudson, che porta l’attenzione su un’altra, forse la maggiore e più comune, minaccia che insidia i boschi del mondo, sulle Alpi e sugli Appennini come recentemente in California: gli incendi. Girato nel corso di una stagione nella zona di Grants Pass in Oregon, Wildland è l’avvincente resoconto della formazione e dell’impegno di una squadra di vigili del fuoco in lotta con la paura, la lealtà, i sogni e i demoni.

Sono delle originalissime e brillanti commistioni tra documentario e arte i due ultimi film del programma Amici fragili, entrambi vere imperdibili scoperte, acclamati in decine di festival internazionali, da Locarno a Karlovy Vary, da Sundance a Rotterdam.

Walden (Svizzera, 2018) del regista, artista e coreografo Daniel Zimmermann, di cui sono stati già presentati a Trento i precedenti geniali cortometraggi Stick Climbing e Lauberhornrennen im Sommer, propone in 13 impressionanti piani sequenza circolari, una vera e propria sfida stilistica che ha ipnotizzato spettatori e critici in tutto il mondo: il provocatorio trasporto di una partita di legname dalle Alpi austriache alla Foresta Amazzonica brasiliana.

Gli alberi di Acid Forest (Lituania, 2018) sono invece ancora in piedi, ma comunque morti per l’aggressione chimica degli escrementi della colonia di cormorani che ha eletto questo bosco della costa baltica a propria ideale residenza. Questo paesaggio unico naturalmente devastato, paradossalmente diventato un’attrazione turistica tra le più visitate del paese, è stato ritratto dalla filmmaker e artista Rugilė Barzdžiukaitė (che rappresenterà la Lituania alla Biennale Arte 2019) in un ironico e attualissimo film-saggio sul rapporto tra uomo e natura.

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