66. Trento Film Festival

"CON LA TERRA SOTTO I PIEDI": TOGLIAMO LE SCARPE, RITROVIAMO LA NOSTRA ANIMA

Pubblicata il 02/05/2018

di Karin Piffer

Sono le 11.00 di martedì 1° maggio e, durante il 66. Trento Film Festival, si respira un’atmosfera davvero magica. Potrebbe sembrare strano, eppure è andata davvero così: i presenti all’interno del Salotto Letterario di MontagnaLibri in Piazza Fiera a Trento si sono tolti le scarpe ed è cominciata la presentazione del libro di Andrea Bianchi dal titolo “Con la Terra sotto i piedi” (Mondadori).

L’incontro, mediato da Martina Callegarin, ha visto la partecipazione anche di Carlo Ancona, membro del consiglio direttivo del Trento Film Festival, il quale ha sottolineato l’intimo valore del camminare scalzi: “Camminare a piedi nudi ci permette di entrare in stretto contatto con la terra. È il tatto il senso che conta, solo il tatto ci dona una potente percezione di fiducia e appiglio”. Infatti Bianchi, ingegnere, giornalista, fondatore del magazine online MountainBlog e della prima Scuola in Italia di barefoot hinking, ha messo in luce come intraprendere un cammino a piedi nudi significhi soprattutto viaggiare metaforicamente. Attraverso un percorso spirituale, “Con la Terra sotto i piedi” catapulta indietro nel tempo. Togliere le scarpe e lasciarsi andare: camminare a piedi nudi è un sistema efficace per entrare in contatto con la propria essenza e con quella delle cose che ci circondano.

L’autore ha raccontato con grande passione come è nato il suo libro: “Questo libro si può considerare parte di una trilogia. Ho scritto due saggi sulla camminata a piedi nudi, questo rappresenta un passaggio ulteriore. Camminare scalzi in natura diventa una pratica così naturale che non ha senso tenerla come oggetto fine a sé stesso”. Un viaggio e un racconto per confrontarsi sui benefici del tornare in contatto con la Madre Terra, contatto che ci permette di reimparare l’antico modo di camminare con cui siamo nati.

Una storia che risveglia i sensi attraverso continui richiami musicali ma anche cinematografici. Infatti, nel corso della narrazione, si fa spesso riferimento al film del 2005 diretto dal regista Nacer Khemir: “Bab’Aziz – Il principe che contemplava la sua anima”. Nel contesto del sufismo, una corrente spirituale che rappresenta il cuore più interno dell’Islam, il film è una metafora sulla vita che esprime come l’essenza del nostro vivere sia il viaggio, e non la destinazione. Importante messaggio che il film trasmette è anche quello di avere fede e continuare a camminare, nonostante il viaggio possa sembrare impossibile. Succede spesso infatti che, camminando in montagna, si possa trovare un percorso faticoso. Spesso ci si chiede: come passo di qua scalzo? Bisogna riuscire a integrarsi con il sentiero che si sta percorrendo, scoprendo il mondo e sé stessi perché, come dice Bianchi: “La terra che sentiamo sotto i piedi quando camminiamo a piedi scalzi è parte di noi, c’è un rapporto energetico che ci lega ad essa. Siamo figli di questa terra!”

Ispirazione basilare per il libro è stata la figura del grande amico e maestro Spiro Dalla Porta Xydias, incarnazione dell’aspetto più mistico dell’esistenza. Un velo ascetico infatti invade l’intera opera e ogni pagina diventa una costante descrizione della ricerca della libertà. Molte sarebbero state le cose che Bianchi avrebbe voluto discutere con il suo maestro, ma il tempo per farlo non è bastato. Così, “Con la terra sotto i piedi” rappresenta un modo per prendersi quel tempo, per riuscire, ancora una volta, a dialogare con il suo maestro: “Con questo libro mi sono preso del tempo, questo testo apre uno spazio dove il tempo non c’è più”.

Un contenuto vero e concreto, narrato però in una forma romanzata e fantasiosa. Leggendolo si ha l’opportunità di scoprire sé stessi e far emergere la propria traccia personale, cosa che accade anche quando si cammina a piedi nudi sulla terra.

Foto di Angelica Perghem

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito.