66. Trento Film Festival

“Destinazione… Marocco”: il paese nordafricano con i suoi deserti e montagne protagonista del festival 2019

Pubblicata il 27/02/2019

Nell’immaginario collettivo, il Marocco non è immediatamente associato alla montagna, ma tra l’oceano e il deserto si ergono le catene del Rif a nord e soprattutto dell’Atlante a sud, un sistema montuoso che si estende per 2.500 km e il cui nome berbero (Adrar n Dern, “il Monte dei Monti”) spiega bene quale considerazione abbia nelle culture locali. Ben tre cime dell’Atlante superano i 4.000 metri: la più alta, il Jbel Toubkal (“la vetta da cui si vede tutto”) con i suoi 4.167 metri è la montagna più alta di tutto il Nord Africa, e ogni anno attira alpinisti e turisti da tutto il mondo. Sull’Atlante inoltre in inverno sono attivi diversi comprensori sciistici: Ifrane, con le sue case col tetto spiovente, è soprannominata “la piccola Svizzera”.

Dopo lo straordinario successo di pubblico dei progetti dedicati nelle ultime edizioni a Cile, Islanda e Giappone, con tante proiezioni sold out, sarà proprio il Marocco il paese ospite del 67. Trento Film Festival: “Destinazione… Marocco” metterà al centro questo paese africano dalla storia antica, sul cui territorio civiltà molto diverse tra loro si sono intrecciate, lasciando il proprio segno su un mosaico culturale caleidoscopico, in continua trasformazione. La magia del Marocco ha affascinato per secoli i viaggiatori, con i suoi paesaggi incantati, dai colori contrastanti e cangianti: persino un uomo dall’animo fermo come Winston Churchill si lasciò conquistare, tanto da imprimere le sue emozioni sulla tela di un suo famoso quadro, “Sunset over the Atlas Mountains”, sguardo sull’Atlante dal balcone della sua camera nell’hotel Mamounia di Marrakech.

Il programma è realizzato in collaborazione con l’Ambasciata in Italia del Regno del Marocco e la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

IL PROGRAMMA CINEMATOGRAFICO

L’attrattiva rappresentata dal territorio marocchino, combinata alla limitata produzione cinematografica del paese, renderà questa edizione di “Destinazione…” particolarmente cosmopolita, con tanti lavori di autori non marocchini che con le loro opere sono andati alla scoperta dei luoghi, dei volti e delle tradizioni del paese, sulle tracce di tanti artisti e scrittori (basti citare Paul Bowles) che prima di loro si erano fatti rapire dal fascino del Marocco. Il viaggio proposto da “Destinazione…”, nella pieno della tradizione del Trento Film Festival, toccherà soprattutto i paesaggi estremi del deserto e quelle montagne e valli che molti hanno scoperto solo recentemente far parte del patrimonio paesaggistico nordafricano, e sono attualmente tra le mete più ambite dei viaggiatori a caccia di nuove scoperte ed emozioni.

Una vallata sorprendentemente verdeggiante sarà lo scenario di House in the Fields di Tala Hadid, uno dei documentari africani più apprezzati degli ultimi anni, mentre verso territori più remoti e rocciosi si spingono Pastorales électriques di Ivan Boccara – regista già premiato nel 2006 con la Genziana d’Argento – e Le ciel, la terre et l’homme della tedesca Caroline Reucker, il primo documentando le conseguenze dell’arrivo della corrente elettrica nelle comunità più remote dell’Atlante, e il secondo immergendosi nella maestosità delle “terre alte” marocchine, e nell’ascolto dei racconti dei loro abitanti.

Impossibile pensare alle tradizioni dimenticando la religione: tra le montagne si trova anche la scuola coranica in cui il regista di Au nom du frère, Youssef Ait Mansour, si reca per cercare di comprendere la svolta religiosa del fratello, fuggito di casa per dedicarsi all’eremitaggio e alla preghiera. Passando dal documentario alla fiction, ma in scenari simili, scopriremo una acclamata opera recente che ha eletto a protagonista il paesaggio marocchino: Mimosas dello spagnolo Oliver Laxe, vincitore della Semain de la Critique di Cannes nel 2016, racconta con slancio visionario un avventuroso attraversamento dei più alti passi tra le montagne dell’Atlante.

L’inevitabile questione delle migrazioni che hanno dovuto affrontare generazioni di marocchini verrà introdotta da Talien del regista italo-marocchino Elia Moutamid, in chiusura della rassegna pre-festival Avvicinamenti, ma sarà nuovamente al centro del recente Renault 12 del noto regista teatrale Mohamed El Khatib, qui per la prima volta impegnato in un progetto cinematografico, per raccontare un viaggio di ritorno in Marocco in seguito alla morte in Francia della madre.

Come abitudine “Destinazione…” volgerà lo sguardo anche al passato, con un classico del cinema marocchino moderno, recentemente restaurato dalla World Cinema Foundation grazie all’ammirazione di Martin Scorsese per il cineasta Ahmed El Maanouni: Alyam Alyam del 1978, lungometraggio recentemente riscoperto al festival “Il Cinema Ritrovato” di Bologna, è un’elegia per lo stile di vita rurale e le sue tradizioni, che non potrà che risuonare nelle opere più recenti in programma.

A completare il programma una selezione di cortometraggi dai migliori festival nordafricani e internazionali, ulteriori chiavi per scoprire l’unicità del territorio marocchino, le storie e le culture delle sue genti.

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