66. Trento Film Festival

La storia delle falesie di Finale Ligure in un libro e in un documentario

Pubblicata il 03/05/2018

di Chiara Righi 

Un appuntamento con un pezzo di storia dell’arrampicata italiana, quello che si è svolto mercoledì 2 maggio alle 17 nella Sala della SOSAT, realizzato grazie alla collaborazione con Montura nella sezione “Emozioni tra le pagine” del Trento Film Festival. Protagonisti dell’intervista condotta da Roberto Bombarda sono stati infatti due giovani alpinisti liguri: Michele Fanni e Gabriele Canu, rispettivamente scrittore e regista. I due ragazzi, oltre a condividere una profonda amicizia, sono accomunati dalla passione per l’alpinismo e per la loro terra, la Liguria, a cui hanno dedicato più di un anno di energie e di sforzi per creare i loro lavori – un libro e un documentario – entrambi presentati in questa edizione del Festival. 

Quando l’alpinismo si intreccia alle arti, il risultato è sorprendente, e i progetti di questi due ragazzi ne sono la prova. Michele Fanni, alpinista e operatore culturale, da anni appassionato di storia dell’alpinismo, ha presentato il suo libro “Di pietre e pionieri, di macchia e altipiani”, edito da Montura Editing. Una storia avvincente di amicizia e di avventura che, seguendo la metodologia degli appunti di viaggio, narra le vicende e gli spostamenti in verticale di due fratelli sulle tracce dei pionieri che cinquant’anni fa aprirono le prime vie sulle falesie di Finale Ligure. 

Gabriele Canu ha poi portato la vicenda sullo schermo, realizzando un documentario dal titolo Finale ’68. Di pietre e pionieri, di macchia e altipiani (Italia, 2018), presentato in anteprima mondiale al Trento Film Festival. 

Non solo falesie quindi, ma anche storia, curiosità, incontri e memorie scaturiscono dal progetto di Fanni e Canu, che illustra anche la bellezza del territorio ligure circostante. Finale ’68 è la storia, articolata su quattro notti e cinque giorni, di un caldo ottobre del 2017 in cui i protagonisti hanno percorso le 13 principali pareti di Pietra del Finale, seguendo ogni volta la prima via che le ha solcate, per raggiungere un totale di quasi 1300 metri d’arrampicata. Un’idea nata dal desiderio di conoscere e approfondire la storia alpinistica delle falesie situate nella loro terra, alla ricerca delle origini di un luogo che è poi diventato un punto di riferimento nella storia dell’arrampicata italiana e che tutt’oggi attira climbers da tutto il mondo. Un lavoro incentrato su un breve periodo di storia (dal 1968 al 1975 circa), ovvero prima che Finale diventasse uno spazio riconosciuto ufficialmente dagli esperti e inserito nelle guide alpinistiche. 

Fanni e Canu hanno voluto inoltre lasciare spazio alla dimensione esplorativa e avventurosa del viaggio, dimostrando che anche in un luogo poco distante da casa è possibile immergersi e perdersi completamente nel selvaggio. “Bisogna prendere il quotidiano e stravolgerlo per riconoscere piccoli dettagli che, con l’aiuto della fantasia, si trasformano in qualcosa di liberatorio – ha raccontato Fanni – e rivivere queste scoperte è stato come un viaggio iniziatico e di crescita spirituale”.

Foto di Stefano Vanucci

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito.