66. Trento Film Festival

Le storie di alpinismo di Bernardette McDonald

Pubblicata il 04/05/2018

di Valentina Rizzoli

Due libri di Bernadette McDonald sono stati protagonisti del Salotto letterario Premio ITAS, presso MontagnaLibri, nel pomeriggio di giovedì 3 maggio: Carlo Ancona, consigliere del Trento Film Festival, e l’ospite d’onore dell’incontro, l’alpinista sloveno Silvo Karo, hanno presentato due opere dell’autrice canadese dedicate alla storia dell’alpinismo europeo

I relatori, insieme al pubblico, hanno subito scorso le pagine de “I Guerrieri venuti dall’Est” (Alpine Studio), libro che racconta la storia dell’alpinismo jugoslavo a partire dagli anni ’60. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la Jugoslavia è governata dal maresciallo Tito: inizia un periodo di isolamento che costringe gli alpinisti jugoslavi a rinunciare a quasi tutti le cime che si trovano al di fuori dei confini nazionali. La mancanza di contatti li priva della possibilità di sviluppare le loro tecniche di arrampicata e di accedere alle attrezzature più innovative. Una situazione, questa, che non dura a lungo: ben presto, infatti, il governo comincia a sostenere gli scalatori, a finanziare le loro spedizioni, a fornire loro il supporto necessario affinché compiano grandi imprese per la gloria nazionale. Negli anni Settanta gli arrampicatori jugoslavi cominciarono così a conquistare l’Himalaya. Particolarmente dotati erano gli scalatori sloveni, provenienti da quella grande palestra di roccia a cielo aperto che sono le Alpi Giulie e il loro massiccio principale, il Triglav. Nel 1980 muore Tito: i confini lentamente si aprono e iniziano gli scambi con l’esterno. Gli scalatori continuano a scoprire nuovi picchi. Gli sloveni, in particolare, conquistano tutti gli Ottomila entro il 1995: la loro bravura è nota ancora oggi. 

I Guerrieri dell’Est” è quindi una panoramica delle vicende umane e sportive degli alpinisti dell’(ex) Jugoslavia, alle quali si intrecciano i fatti storici che hanno segnato l’esistenza loro e dei loro connazionali. Attraverso gli occhi di questi uomini si rivivono aspetti diversi del periodo comunista e di ciò che segue. Silvo Karo, ad esempio, sottolinea che nell’epoca di Tito l’alpinismo era caratterizzato da un forte spirito associativo: con la sua fine, si diffonde un individualismo più marcato che sgretola la compattezza della comunità alpinistica. Ha così termine una “golden age” alla quale Karo e altri climbers guardano con una certa nostalgia. 

Il secondo libro protagonista dell’incontro è stato “Art of Freedom”, biografia di Voytek Kurtyka ancora in attesa di una traduzione in italiano. In questo caso, l’autrice Bernadette McDonald ripercorre le esperienze di un vero mito dell’alpinismo polacco, ricordandone soprattutto le spedizioni sulle montagne più alte della terra, quelle della catena himalayana, da lui conquistate più e più volte. 

La lettura de “I Guerrieri venuti dall’Est” e “Art of Freedom” è quindi un modo per scoprire che alpinismo e vita possono intrecciarsi e sovrapporsi: una mescolanza di forti sentimenti e dure prove fisiche che permettono di sperimentare il mondo con estrema empatia.

Foto di Angelica Perghem

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