66. Trento Film Festival

UN POMERIGGIO NELLE TERRE SELVAGGE CON FRANCESCO LOTTA

Pubblicata il 01/05/2018

di Chiara Righi

Cosa significa viaggiare in solitaria? C’è una corrispondenza tra esplorazione del mondo e viaggio interiore? Queste sono alcune delle domande discusse ieri 29 aprile alle ore 17.30, nella Sala Conferenze del MUSE con Francesco Lotta, autore di “Ritorno alle terre selvagge” (Sperling&Kupfer, 2018). Gabriele Biancardi ha presentato il libro, inserito nella sezione letteraria del 66esimo Trento Film Festival, e ha condotto una piacevole intervista che ha coinvolto il pubblico presente in sala.

Francesco Lotta, per molti conosciuto come Dj Frank, radiofonico di Radio Deejay, documenta nel libro la sua esperienza esplorativa nelle terre dell’Alaska sulle orme di Chris McCandless, indimenticabile protagonista del film “Into the Wild”, ispirato all’omonimo libro di Jon Krakauer. Come il protagonista del libro, anche Francesco, amante del viaggio d’avventura e dell’esplorazione, ha deciso di allontanarsi dai comfort della società e da ogni affetto famigliare per intraprendere un percorso di ricerca interiore. Ogni viaggio, specie se intrapreso da soli, può essere un espediente per cercare risposte e per intraprendere una più profonda conoscenza di sé. “Il problema – sottolinea Frank – è che spesso tramite il viaggio ci si rimette in discussione, e anziché trovare risposte, possono sorgere nuove importanti domande”. Ma d’altronde è proprio questo il bello del viaggiare: la sete di conoscenza non si ferma, anzi è continuamente alimentata  dal paesaggio, dagli incontri casuali, dalle scelte e, perché no, anche dagli errori. “Soprattutto al giorno d’oggi, in cui siamo abituati a seguire il gregge e a raggiungere necessariamente il successo, l’errore può insegnare molto” ha detto l’autore.

In particolare, vivere un viaggio da soli – specialmente ai tempi della frenetica e abitudinaria società odierna – alimenta la possibilità di uscire dagli schemi, di rompere la routine e (ri)considerare il nostro mondo da prospettive diverse.  Secondo Frank, per uscire dalla propria “comfort zone” non è obbligatorio andare dall’altra parte del mondo: a volte, basta semplicemente percorrere un itinerario diverso da casa al lavoro, cambiare mezzo di trasporto, fare attenzione a piccoli dettagli che spesso si danno per scontato.

Per Francesco, il viaggio in solitaria, non è una privazione; al contrario, è la risposta perfetta al bisogno dell’uomo moderno di vivere nuove esperienze, cercarsi e conoscersi profondamente per poi potersi dedicare interamente al rapporto con gli altri. Come lui stesso ha confessato, allontanarsi dal brusio quotidiano, nel silenzio e nella tranquillità, è una fonte di ricarica fondamentale, particolarmente importante per chi, come lui, dedica il proprio lavoro e gran parte della propria vita all’interazione con altre persone.

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