2022, l’anno della montagna

Pubblicata il 02/01/2022

Il 2022 sarà un anno importante per le montagne del mondo e le genti che le abitano. Quello che sta iniziando è stato infatti proclamato “Anno Internazionale dello Sviluppo Sostenibile delle Montagne”, con una risoluzione approvata all’unanimità dall’Assemblea Generale dell’ONU. Ma per fortunata coincidenza sarà anche il Settantesimo anniversario del Trento Film Festival, nato nel 1952 in un Trentino che si riprendeva faticosamente dalla tragedia della seconda guerra mondiale, e che per farlo guardava dentro e fuori di sé, dalle sue montagne a quelle del mondo.

Le montagne sono sistemi fragili e al contempo robusti. Di fronte all’emergenza climatica, rappresentano delle sentinelle che avvisano in modo chiaro dei cambiamenti in atto: lo scioglimento dei ghiacciai, con la sua drammatica velocità, è forse il segnale più evidente di quanto il riscaldamento globale impatti sugli ecosistemi naturali. Ma sono anche dei laboratori per l’elaborazione di risposte virtuose, grazie a millenarie tradizioni di convivenza tra l’uomo e un ambiente naturale dal quale estrarre risorse ma preservandone la riproducibilità. In questo senso, c’è un legame non solo fortuito tra il Settantesimo anniversario del Trento Film Festival e la decisione dell’ONU di impegnare gli Stati membri ad aumentare la consapevolezza dell’importanza della conservazione e dell’uso sostenibile degli ecosistemi montani, nella certezza che le montagne ci possano indicare la strada per la ripartenza post-pandemia, fondata su un convinta e diffusa cultura del limite.

Nel 1952 il Trentino era molto diverso da quello in cui viviamo: era un territorio povero, uscito martoriato dalla guerra, inserito in un nuovo contesto istituzionale – quello regionale – all’epoca foriero di tensioni e non ancora vissuto e interpretato come spazio di opportunità. Fu quindi una grande e coraggiosa intuizione quella di creare a Trento, piccola città nel cuore delle Alpi, la prima rassegna internazionale di cinema di montagna, grazie all’opera del Club Alpino Italiano e al sostegno del Comune di Trento. Intuizione che partiva da una doppia consapevolezza: da un lato quella che il futuro delle montagne era legato alla capacità di preservarle e valorizzarle, raccontandole e facendole conoscere anche attraverso il potentissimo linguaggio del cinema; dall’altro, quella che il futuro del Trentino, per non rimanere “piccolo e solo”, non poteva prescindere da una sua proiezione internazionale, dal guardare al resto del mondo e dal portare il mondo a Trento.

L’allora Concorso Internazionale della Cinematografia Alpina – poi diventato Filmfestival Internazionale Montagna Esplorazione Avventura e infine Trento Film Festival, col suo nuovo pay off “Montagne e culture” – divenne quindi un modello virtuoso dell’Autonomia che si andava costruendo: fortemente incardinato sulle specificità territoriali, ma aperto al mondo; capace di leggere i cambiamenti sociali, economici e culturali e talvolta di anticiparli, come quando nel 1969 le alpiniste di tutto il mondo si confrontarono a Trento sul tema “La donna e l’alpinismo”, facendo soffiare il vento del femminismo anche in cima alle vette; soggetto creatore di capitale sociale, attraverso la cultura e la conoscenza.

Per intere generazioni di trentine e trentini il Festival è stato una finestra sul mondo: immaginate cosa potesse significare nel 1957 veder arrivare in stazione a Trento Tenzing Norgay, l’alpinista nepalese che insieme ad Edmund Hillary nel 1953 raggiunse per primo la vetta dell’Everest, accolto da una fiaccolata e dai gagliardetti della Sat. Le stesse fiaccole festose che nel 1954 accolsero i protagonisti della “conquista” italiana del K2. Ai tempi delle comunicazioni in tempo reale, potendo in questi giorni seguire passo dopo passo l’impresa del nostro amico Hervé Barmasse sulla parete Rupal del Nanga Parbat, sembrano ricordi sfocati e un po’ naif: ma non possiamo dimenticare che all’epoca le opportunità di conoscenza e informazione erano ben diverse, e il Festival di Trento era per migliaia di trentini l’unica possibilità di conoscere il mondo attraverso il racconto di chi lo aveva esplorato. Il servizio televisivo italiano partì solo nel 1954, alle ore 11.00 del 3 gennaio.

In questi settantanni il Festival ha continuato a raccontare il rapporto tra l’uomo e la natura; ha innovato forme e contenuti della sua proposta; ha contribuito allo sviluppo culturale, sociale ed economico di questo territorio; ha creato un rapporto virtuoso con la città di Bolzano dando un nuovo impulso alla collaborazione con il Südtirol nel nome della montagna, delle sue culture e delle sue economie. Per questo motivo possiamo dire con orgoglio che il Trento Film Festival non è solo un “grande evento”, ma un patrimonio della città e del Trentino: una componente fondamentale di un’identità in continua e necessaria evoluzione e uno strumento chiave per immaginare nuovi sentieri per il futuro della montagna.

Mauro Leveghi
Presidente Trento Film Festival

Editoriale pubblicato sul quotidiano L’Adige

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