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SI LE SOLEIL NE REVENAIT PAS

CLAUDE GORETTA

Francia, Svizzera / 1987 / 120'

In un piccolo villaggio di montagna sperduto nel fondo di una valle, un vecchio - profeta e stregone - annuncia la fine del mondo. Secondo le sue previsioni, il sole non spunterà più e il villaggio sprofonderà in un inverno perpetuo.
La minaccia della morte sta ormai per incombere su questa comunità che vive isolata tra la neve e la nebbia. Ciascuno reagirà a modo suo. Arlettaz, abbandonato dalla figlia, vende tutto ciò che possiede e annega il suo dolore nella bottiglia, Follonier, l'opportunista, ne approfitta per acquistare gli ultimi campi a metà prezzo.
Il consigliere Revaz accatasta legna fin dentro la cucina. Nel fondo di un burrone è stato ritrovato il giovane Mérailler spossato, inebetito: era salito sulla montagna alla ricerca del sole. I giovani del villaggio organizzano uno scherzo per punire il vecchio dalle sinistre profezie. Ma, quando uno di loro, travestito da donna, sta per battere alla sua finestra, fugge terrorizzato alla vista di Anzévui che sembra volare nella stanza. La paura si insinua negli animi.
Solo Isabelle, che non è mai stata amata come sognava, reagirà coraggiosamente contro il panico. Con il suo istinto di donna, riuscirà a convincere gli incerti a non cedere al terrore e a lottare contro il fato. Li guiderà alla ricerca del sole scomparso. Oltrepasseranno la cappa di nebbia che sovrasta la valle e, all'alba, il sole sarà puntuale al suo appuntamento.
Jean, il giovane cognato di Isabelle, segretamente innamorato di lei, soffieril suo corno di pastore per annunciare la luce ed il calore ritrovati.

Sono passati vent'anni da quando la Televisione mi ha proposto di girare un film tratto da C.F. Ramuz. Ero incerto fra Si le soleil ne revenait pas e Jean-Luc persécuté. Alla fine ho scelto quest'ultima opera che, per un primo lungometraggio, mi sembrava più facile da adattare, con una struttura drammatica più classica.
Sono soddisfatto di questa scelta, infatti oggi, con un certo distacco, Si le soleil ne revenait pas mi sembra di un'attualità eccezionale: presenza della morte sotto tutti i suoi aspetti; angoscia che sgretola poco a poco la vita quotidiana: paura del cancro, paura del nucleare, paura della disoccupazione, morte delle foreste, solitudine nelle grandi città agonia della natura, polluzione, paura di invecchiare in una società che si basa sulla competitività e il successo. Tutte le manifestazioni dell'angoscia umana mi sembrano essere riunite in questo romanzo allegorico di Ramuz. Ci sono quelli che perdono ogni fiducia nelle relazioni umane, quelli che hanno paura di vivere e quelli che, come Isabelle, si ribellano istintivamente contro la disperazione per semplice amore della vita.
Viviamo oggi in un mondo cupo e sconvolto ed è per questo che il finale ottimistico di Si le soleil ne revenait pas, penultimo romanzo di Ramuz, mi colpisce in modo particolare. Sono sensibile alla lotta di Isabelle, donna libera e solitaria, che sfida la morte e che, con il suo agire spontaneo, denuncia la sterile disperazione. La trasposizione cinematografica è particolarmente difficile.
Si le soleil ne revenait pas, poema drammatico, veicola i simboli e, nonostante l'apparenza di realismo, è un'immagine poetica dell'uomo, costantemente depurata, quella che ci viene proposta.
E' dunque necessario frantumare le strutture letterarie, prolungarle con risonanze puramente cinematografiche. Nonostante le loro semplicità, i personaggi sono sempre imprevedibili, sempre ai margini gli uni degli altri. A partire dal momento in cui la presenza della morte incombe sul villaggio, ogni loro gesto diventa strano.
A parte l'introduzione (il calare del sole e lo sprofondare nella nebbia) e la sequenza finale (il ritorno del sole), si deve dare l'impressione che il film sia girato in bianco e nero con, di quando in quando,quasi fortuite macchie di colore: un fuoco, una macchia di sangue, un fiore, una camicetta sgargiante di Isabelle o una collana di perle color arancio.
Per situare questa storia che si svolge nel 1939, bisognava disporre di uno scenario naturale eccezionalmente
incontaminato.
Abbiamo scoperto, nel Binntal, nel fondo di una valle, un villaggio - Fers - completamente isolato in un quadro naturale intatto. Si sarebbe detto il villaggio descritto da Ramuz: una trentina di case abbarbicate al pendio, niente elettricità nessuna seggiovia, nessuna costruzione importuna Per quanto tempo ancora?

CLAUDE GORETTA

Regista

CLAUDE GORETTA

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