IL LUPO SOLITARIO
di Adam Weymouth (Iperborea).
Enrico Cereghini, coordinatore Premio ITAS, dialoga con l’autore.
È il 2011 e il lupo Slavc lascia le montagne slovene dove è nato. Nel corso di un gelido inverno arriva in Austria, poi in Italia e si stabilisce in Lessinia, nel veronese, dove mette su famiglia con un’altra lupa errante ribattezzata Giulietta. Prima che partisse, in Italia del Nord non si vedevano lupi da secoli. Oggi, da lui discendono interi branchi. Ma l’Europa non è la stessa che ha attraversato: fa sempre più caldo, c’è stata la Brexit. L’Unione difende i confini con il filo spinato e il populismo dilaga. In un continente cambiato, Adam Weymouth segue a piedi le orme di Slavc, provando a guardare il mondo con gli occhi del lupo, al passo con la natura. Dobbiamo impedire il ritorno del grande carnivoro? Sparargli a vista? O è giusto proteggerlo e accettare che siamo parte di un ecosistema fatto di prede e predatori? Tra un valico e l’altro, frontiera dopo frontiera, il lupo diventa un simbolo: per alcuni, del selvaggio, dell’istinto feroce, ma anche della cura per i piccoli. Per altri, dell’invasore, del clandestino.