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RAFFL
RAFFL
CHRISTIAN BERGER
Austria / 1983 / 100'
RAFFL
CHRISTIAN BERGER
Austria / 1983 / 100'

Inverno, 1810. Il contadino Franz Raffl, pieno di debiti, scopre per caso il nascondiglio del latitante Andreas Hofer, il capo della rivolta contro i francesi. Per l'arresto di Hofer è stata promessa una forte ricompensa. Raffl, che nel paese è considerato un tipo poco raccomandabile e che non possiede nessuna delle virtù normalmente attribuite ai contadini, dopo questa scoperta si sente stretto in una morsa. Da una parte i soldi lo attirano, dall'altra teme le reazioni della sua gente.
Poi viene interrogato dai francesi e infine deve condurre i soldati al nascondiglio. E senza mai aver ricevuto la ricompensa promessa. Raffl viene perseguitato. Per poco riesce a sfuggire ad alcuni attentati: il suo maso viene requisito ed egli stesso è cacciato dal paese.
Nella città, molto lontana dal suo paese, rincomincia una nuova vita. Lavora in un cantiere. Raffl trova una sua tranquillità, una casa e addirittura un amico.
Ora Rallf sta bene.
Comincia a capire: la storia in cui è rimasto coinvolto: il suo ruolo di gioco del potere. Prende le distanze dal suo passato, ad un tratto vede se stesso, le sue radici e deve riconoscere che ha scoperto un Raffl che non esiste più, che gli è stato rubato.
Con questo vuoto Raffl non riesce più a vivere.

Naturalmente Raffl è anche una storia sull'emarginazione. la patria, il tradimento e il denaro, questa parola banale, magica però per Raffl, su cui si fissano le sue speranze di salvare nonostante tutto - anche se in malafede - la sua esistenza. Mi sembra, tuttavia, che questo film sia assai più di un film sul corpo, sulle facce, sugli sguardi, segnato da quei momenti indefinibili in cui le persone non vogliono rivelare i loro segreti con le parole: sguardi che si affrontano come in un duello; occhiate gettate di nascosto sulla figlia; occhi spenti che guardano la donna mentre taglia il vestito che ha indosso; il vagare nel paese di notte e nella gabbia della propria casa; il corpo
rannicchiato prima dello scoppio della violenza; gli impulsi del sesso; il ritrarsi imbarazzato davanti al prete che lo tormenta; le ore passate ad ascoltare i rumori della prigione; i pochi momenti di piacere che fanno dimenticare la realtà l'armeggiare nervoso nel corridoio; l'entusiasmo infantile per il cartellino con il suo nome alla porta d'ingresso della nuova casa; e, da ultimo, la fine di tutto in una rabbia sorda - sì tutti questi momenti narrano una loro storia.
E continuamente vediamo Raffl, seduto e taciturno, come un pugile colpito pronto a scatenarsi da un momento all'altro; come un uomo che è alle soglie della pazzia e con lo sguardo del suicida. Sta rannicchiato in casa, sta rannicchiato nella neve davanti al paese pieno di nebbia, nella sedia durante l'interrogatorio; sta rannicchiato nel paesaggio da mari del sud dell'alta montagna e sul divano troppo bello della strana casa cittadina, e questo star rannicchiato tutta la sua vita, tutta la sua esistenza inutile in un altro mondo.

MARKUS HELTSCHT

Quest'uomo è considerato il "cattivo" proverbiale dei libri di scuola del Tirolo. Un secolo e mezzo di tradizione legata ai martiri tirolesi non hanno lasciato scampo a Franz Raffl di San Leonardo in Passiria. (...)
Per i motivi più bassi, la sua avidità di denaro e gli enormi debiti, quella canaglia priva di ogni scrupolo, avrebbe consegnato ai francesi per millecinquecento sporchi denari il latitante Hofer (che si era nascosto sui monti della valle Passiria), per scappare poi in Baviera, di fronte all'indignazione dei suoi compaesani. Là defraudato del suo compenso da guida, sarebbe morto nell'infamia, fallito, messo al bando e colpito, oltre tutto, da una malattia venerea. Particolari simili, tratti da questa leggenda nazionale, non interessano a Christian Berger. (...) In Raffl, la sua opera prima come regista (prodotta da lui stesso e alla cui sceneggiatura ha collaborato Markus Heltscht). Berger narra la storia del traditore di Hofer in modo del tutto diverso e nuovo.
Per il suo debutto cinematografico Christian Berger ha ottenuto addirittura più di un premio. L'anno scorso il film è stato scelto per la sezione "Quinzaine des rélisateurs" la Festival di Cannes (e in questa occasione è stato giudicato dalla stampa una delle opere più significative del festival): In gennaio ha vinto inoltre il premio Max Ophüls a Saarbrüken come miglior opera prima in lingua tedesca. Berger é stato infine premiato a Vienna con il Würdigunspreis für Filmkunst 1984. I premi certamente non sono stati assegnati a caso. In questo periodo in cui si assiste alla rinascita di un Heimatfilm critico, Raffl, con il suo modo di narrare radicale e originale, trova una sua particolare collocazione.
La macchina da presa, immobile, riprende la figura taciturna e introversa del contadino Raffl, un uomo quasi muto, dall'aspetto sottomesso e trasandato, a tal punto oppresso dalla sua condizione da non poter sopportare nemmeno se stesso. Lo scultore Lois Weinberger, il protagonista, presta al personaggio di Raffl una corporatura dura e forte, un silenzioso linguaggio del corpo fatto di gesti spigolosi e goffi, un'andatura trattenuta, sguardi spaventati, con il capo chino in posizione di difesa.
Mai e poi mai questo Raffl verrà a capo di se stesso, perchè non è mai padrone di sè. Non sa nulla di se stesso è troppo impacciato per poter prendere posizione rispetto alla sua esistenza. Raffl è un tipo come Woyzeck - impacciato, sempre guidato e sospinto dalle circostanze.
Quando le situazioni lo toccano in modo troppo lacerante, quanto teme d'essere giustiziato o quando la precoce figliastra lo provoca e lo respinge allo stesso tempo, Raffl si torce come un animale ferito nel suo nascondiglio. Disperato, cerca sollievo nella prostituta del paese. Disperato, e senza volerlo effettivamente, scivola nel tradimento, Per caso ha scoperto il rifugio segreto, mentre d'inverno raccoglieva la legna; ha visto alzarsi del fumo, questo ha attratto la sua attenzione; ha scoperto Hofer ma non sa che farne, ora, del segreto troppo grande per lui. Arriva anche a gridare, nell'oscurità il suo segreto al vento mattutino: "So ove si nasconde Hofer".
Successivamente, dopo che ha condotto le truppe d'occupazione al nascondiglio, anche la sua identità di traditore va in frantumi. Nessuno lo capisce, viene disprezzato, perseguitato, cacciato. Non ha capito nulla, si sente estraniato, certa di rifarsi una vita all'estero, nella terra straniera della Baviera: il cartellino con il suo nome attaccato alla porta della sua stanza dovrebbe aiutarlo a ritrovare la sua identità. Si attacca al nuovo ambiente, con una esagerata disponibilità cerca di recuperare la sua identità - questo è l'unico momento in cui Raffl ride nel film - ma la cosa non riesce.
Alla fine Raffl, isolato, e smarrito, si nasconderà da tutti, definitivamente ammutolito, dopo che la sua infelicità è esplosa soltanto una volta, attraverso una serie di frasi a lui estranee; con lealtà e intelligenza aveva fatto arrestare il capo dei ribelli Hofer, per assicurare pace e tranquillità una volta per tutte. Poi appoggia i suoi vestiti su una sedia, tremante e rintana nel letto dopo essersi barricato nella sua stanza. "Non ho bisogno di nessuno", questa la sua ultima frase. Per quest'uomo non c'è più posto nel mondo. Christian Berger narra questa storia della sofferenza muta di un contadino emarginato, del disorientamento di un uomo schiacciato dagli eventi, in un linguaggio visivo disadorno e trattenuto, in quadrature rammentate che nella loro muta espressività sono di un'eloquenza sorprendente, ma che tuttavia non svelano il segreto di Raffl. Gli esterni sono immersi in una luce notturna, dal paesaggio alpino è stata cancellata ogni bellezza turistica perchè sembri disumano come le gole urbane di Manhattan o l'impressionante assenza di uomini nei moderni crocevia. In questo mondo ostili l'infelice Raffl si raggomitola nelle nicchie delle case o negli angoli delle stanze, un indimenticabile personaggio cinematografico.

Regista

CHRISTIAN BERGER

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