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FIGLI DI NOÈ

MONICA BULAJ

Italia / 2006 / 92'

Protagonista del film non è l'uomo ma la montagna. Il Caucaso, la montagna di Noè, di Prometeo ladro di fuoco, dimora di dèi e incommensurabili silenzi. Un immenso alveare di cristallo che si svela sempre diverso negli squarci delle nubi, una “roccia d'oro” che di notte si accende di roghi. Siamo in Azerbaigian, alla frontiera col Dagestan: cinque storie, cinque comunità tribali d'alta quota, cinque villaggi, punteggiati di fumanti comignoli, favi d'argilla dalle cento finestre. Luoghi dalla lingua millenaria, dalle inverosimili sonorità, che mette l'anima ancor più in stato d'allerta in un mondo di vento, stelle e inverni infiniti. Girato da una sola persona, in povertà di mezzi ma in intima condivisione del quotidiano con le famiglie, il film dipana un groviglio di vite e ne trae dei fili che diventano racconti polifonici. La storia di un vecchio che va a una festa del fuoco e scompare nella tormenta. Una festa di matrimonio dove uomini e donne armati di specchi ballano con i morti. Un ragazzo che varca a piedi, come Tobia, la soglia del silenzio della sua valle. Il matto del villaggio che cerca, come Cristo, la sua unica pecorella smarrita. Una festa finale, con balli di soli uomini nella nebbia e l'inverno che sigilla la storia. E' un film dai lunghissimi silenzi, con pochi dialoghi, nel quale regna e rimbomba il suono come in una gigantesca cassa acustica, dove ogni cosa detta ha un senso sacrale e va maneggiata con infinita cura. Terra di minareti, un Islam dove la cosa più sacra è ancora il fuoco favoloso di Zoroastro.

Regista

MONICA BULAJ

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