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L'agnese va a morire

Giuliano Montaldo

Italia / 1976 / 135'

“In collaborazione con Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale”
Dal romanzo (1949) di Rena a Viganò. Agnese, lavandaia analfabeta della bassa Emilia, vive silenziosamente accanto a Paolo Palita, pressoché immobilizzato, ma ancora indomito marxista che conduce una vita politica clandestina. Quando i Tedeschi le portano via il marito, che morirà sotto un bombardamento nel corso del trasferimento verso la Germania, Agnese decide di arruolarsi come partigiana, emancipandosi anche come donna. Dopo aver ucciso un tedesco con il calcio del fucile, raggiunge un gruppo partigiano e ne diviene nel contempo la vivandiera e la "mamma". Per quanto illetterata, Mamma Agnese dimostra equilibrio e molto buon senso. Così, poco alla volta, i compagni le affidano compiti organizzativi importanti e le danno staffette: non di rado, inoltre, alcuni casi vengono risolti in base alle sue timide osservazioni. Quando, nell'ultimo duro inverno, un gruppo di partigiani viene tradito e sterminato da Tedeschi appostati lungo il percorso che dovrebbe portarli oltre le linee, Agnese disobbedisce al Capo nascondendo in casa i superstiti; rischia l'espulsione ma viene reintegrata. Mentre si avvia verso il luogo di una missione, incappa in un posto di blocco. Un ufficiale, compagno di quello ucciso dalla partigiana, la riconosce e la uccide immediatamente sul posto

Regista

Giuliano Montaldo

Nato a Genova nel 1930, all'inizio della sua carriera è principalmente un attore e recita in Achtung! Banditi! (1951), Ai margini della metropoli (1952), Cronache di poveri amanti (1954), Il momento più bello (1957) e L'assassino (1961).
La sua opera prima da regista è nel 1962 con Tiro al piccione. Nel 1964, accanto a Petri, gira il documentario Nudi per vivere. Nel 1967 la Paramount lo vuole per il giallo Ad ogni costo (1967) e Gli intoccabili (1969). Tornato in Italia gira la celebre pellicola Sacco e Vanzetti (1971). Vengono poi Giordano Bruno (1973), L'Agnese va a morire (1976), Circuito chiuso (1978), la miniserie “colossal” con Burt Lancaster Marco Polo (1983) e la pellicola drammatica Il giorno prima (1986). Dirige poi Gli occhiali d'oro (1987) e Tempo di uccidere (1989). Montaldo si dedica negli anni successivi alla regia di documentari come Ci sarà una volta (1992) e Le stagioni dell'aquila (1997) e all'allestimento di opere liriche. Nel 2008 ritorna alla regia per firmare I demoni di San Pietroburgo e dal 2000 al 2003 è Presidente di Rai Cinema. Per un anno è docente presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università "La Sapienza" di Roma, mentre dal 2002 collabora col Centro Sperimentale di Cinematografia. Onorato come Cavaliere di Gran Croce dall'ex Presidente della Repubblica Ciampi, nel 2007 riceve il David di Donatello alla carriera.

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