Storie, vite, persone, montagne: un Festival umanista in un’epoca feroce

Pubblicata il 01/04/2026

19 i film selezionati nel Concorso internazionale, 130 i film in totale da ben 38 Paesi. Gervasini: “La complessità della montagna si esprime con una lingua visiva nuova, più consapevole, più aperta alla percezione nella sua totalità”.


Celebrare il cinema di montagna, la sua ricchezza e la sua complessità. Il 74. Trento Film Festival si propone ancora una volta un obiettivo alto come le vette inquadrate dalla sua metaforica macchina da presa. E il Concorso internazionale racchiude perfettamente questa volontà di descrivere e raccontare la complessità delle Terre Alte di tutto il mondo: diciannove i titoli che si contenderanno le Genziane d’oro e d’argento assegnate dalla Giuria internazionale, tredici lungometraggi e sei corti, con quindici nazionalità rappresentate: Stati Uniti, Regno Unito, Norvegia, Italia, Francia, Repubblica del Congo, Bulgaria, Bolivia, Iran, Canada, Argentina, Paesi Bassi, Cambogia, Portogallo e Georgia.

«Esistono tratti comuni tra i film? Forse sì, nella diversità delle storie e dei contesti si esalta la ricerca di modalità di narrazione non banali, che vadano oltre il cinema d’alpinismo standard, spostando l’attenzione in modo a tratti radicale: non più (solo) i contenuti ma le forme, più sperimentali in certi casi o classiche in altre ma mai didascaliche, mai solo divulgative. Come se la complessità della montagna meritasse finalmente una lingua visiva nuova, più consapevole, più aperta alla percezione nella sua totalità» spiega Mauro Gervasini, responsabile del programma cinematografico del Trento Film Festival.

«Film che si vedono ma si devono anche “sentire”, come insegnano il corto Film de roche di Laurence Olivier oppure Le chant des forêts di Vincent Munier, fresco vincitore del César come miglior documentario, o ancora il corto A Bear Remembers di Zhang & Knight, che nelle differenze è come se chiamassero lo spettatore ad ascoltare, prima di guardare», prosegue Gervasini riassumendo i contenuti dei film del Concorso internazionale. «Linee sperimentali come quelle di Trillion di Victor Kossakovsky, che rielabora con una finissima trama fotografica in bianco e nero il mito di Sisifo caro agli esistenzialisti francesi, oppure The Wind Blows Wherever It Wants del georgiano Ivan Boiko, transumanza di pastori con le loro loro greggi contemplata come fosse il flusso di un fiume, seguendo i tempi naturali della montagna. Il vento soffia dove gli pare nonostante gli uomini, verrebbe da dire. Alcuni, però, rinnovano la loro sfida nei confronti delle vette. È una sfida salutare, un misurare i propri limiti e il proprio orologio biologico senza forzare le rocce, la loro morfologia e la loro essenza. Succede nei film di alpinismo del concorso: Old Man Lightning di Dawn Kish con il leggendario climber americano John “Verm” Sherman, Girl Climber di Jon Glassberg con Emily Harrington, Pas peur du bonheur di Ambroise Abondance con l’atleta paralimpico Oscar Burnham ma anche 3000 km en bicicleta di Ivan Vescovo con l’ex biker olimpico Iñaki Mazza che a soli 21 anni ha abbandonato il circo Barnum dello sport agonistico per vivere il gesto atletico in purezza in una attraversata della Patagonia in BMX. Tra i tredici lungometraggi del concorso anche un film di finzione, The North di Bart Schrijver, al centro una amicizia messa a dura prova da un viaggio a piedi lungo le 600 miglia della Scozia».

Il Trento Film Festival affida la sua apertura all’anteprima internazionale di Per silenzio e vento di Marco Zuin – in uscita nelle sale prossimamente per Wanted -, un toccante documentario in grado di esplorare il legame spirituale tra l’uomo e l’ambiente montano, superando l’idea di alpinismo come conquista o gesto edonistico per tramutarsi in ascolto profondo, attraverso lo sguardo dello scrittore Matteo Righetto e il suo incontro con alpinisti, studiosi e chi la montagna la vive quotidianamente. Una riflessione sul valore etico dell’alta quota in un’epoca di crisi ecologica e di pressione turistica. Chiuderà la manifestazione un’altra attesa anteprima, Climbing for Life di Junji Sakamoto, l’incredibile storia di Junko Tabei, prima donna a conquistare l’Everest, nel 1975, che, nonostante la diagnosi di una malattia terminale, ha continuato fino all’ultimo a sfidare le montagne.

Dopo il successo della scorsa edizione, prosegue la rubrica Cincontri, un simbolico anello di congiunzione tra le due anime del Festival, il programma cinematografico e il programma degli eventi: in sala saranno presenti i registi e in alcuni casi i protagonisti dei film, per un vero e proprio talk che seguirà le proiezioni. Tra i protagonisti e le protagoniste il regista Matteo Oleotto con il suo Ultimo schiaffo; gli alpinisti Matteo della Bordella e Tommaso Lamantia, protagonisti di Oltre i venti del sud di Gian Luca Gasca; l’esploratrice Kim Young-Mi, regista e protagonista del film Alone in Antarctica; Um Hong-Gil, alpinista protagonista del film The Himalayas di Lee Seok-Hoon; Thomas Prenn e Francesco Acquaroli, interpreti del film Zweitland – Seconda patria di Michael Kofler, che saranno presenti alla proiezione insieme alla scrittrice Francesca Melandri; Luciano Casagrande, Giuseppe Cederna e Ram Kedar Negi Gawa, coprotagonisti del film Il rospo e il diamante di Beniamino Casagrande.

«Storie, vite, persone, montagne. I quattro elementi cardinali di un 74. Trento Film Festival che sceglie di essere umanista in un momento storico ai limiti del disumano, raccontando resistenze dalle e nelle Terre Alte: la partigiana del corto Prima dell’aurora di Chiara Zoja, la giovane guardiacaccia sudafricana in lotta con i bracconieri di The Last Ranger di Cindy Lee, i coltivatori di ulivi in Cisgiordania di Land of Canaan di Maggie Lemere, i calciatori che sfidano lo spopolamento della loro comunità montana nel greco The Goals of August di Dimitris Koutsiabasakos. E ancora le donne trentine di diverse generazioni in lotta per la loro emancipazione in Fémene di Elena Goatelli, presentato in Orizzonti vicini. Mondi diversi, prospettive lontane e vicine, e la densità delle esperienze come denominatore comune», conclude Gervasini, dando al pubblico appuntamento in sala, al Cinema Modena o al Supercinema Vittoria di Trento, per una 74a edizione che saprà regalare ancora una volta emozioni d’alta quota.