La Genziana d’Oro a “A Tunnel” dei georgiani Nino Orjonikidze e Vano Arsenishvili

Pubblicata il 02/09/2020

Per la prima volta si aggiudica il Gran Premio Città di Trento un film che rappresenta il Paese ospite.

La Genziana d’oro Miglior film di alpinismo, popolazioni e vita di montagna – Premio CAI al polacco “The Wind. A Documentary Thriller”; la Genziana d’oro Miglior film di esplorazione o avventura – Premio Città di Bolzano a “Sidik and the Panther”; le Genziane d’argento Miglior contributo tecnico-artistico a “Sicherheit 123” e Miglior cortometraggio a “Then Comes The Evening”.

Premio della Giuria al documentario “Alpinist – Confession of a Cameraman”, menzione speciale a “Polyfonatura”


La Georgia – Paese ospite di questa edizione – conquista il 68. Trento Film Festival con il documentario A Tunnel di Nino Orjonikidze e Vano Arsenishvili (Georgia/Germania, 2019, 90’).

La Giuria internazionale – composta da Carlos Casas (Spagna), Salomé Jashi (Georgia), Gustav Hofer (Italia), Carmen Gray (Nuova Zelanda) e Matteo Della Bordella (Italia) – ha assegnato al film la prestigiosa Genziana d’oro Miglior film – Gran Premio “Città di Trento” – con la seguente motivazione: «una straordinaria vicinanza, un senso per l’atmosfera visiva e un’ottima sintonia con gli squilibri strutturali del potere sono alla base di un film che dice molto del nostro attuale periodo di tensioni geopolitiche, di identità contestate e di un mondo globalizzato del lavoro e del capitale. Drammatico ma mai esagerato, il film identifica gli eventi di un piccolo villaggio come uno scontro tra passato e futuro, tra chi ha e chi non ha, in cui tutti abbiamo un ruolo».

«Anche quest’anno – ha evidenziato il presidente del Trento Film Festival, Mauro Leveghi – i film vincitori del Trento Film Festival richiamano l’attenzione del grande pubblico su temi focali per la nostra vita, tra i quali quello del limite, inteso come la necessità di riaccendere in tutti noi la consapevolezza del delicato equilibrio tra l’uomo e la natura. Natura che rappresenta – così come evoca il film Sidik and the Panther – la nostra “casa”, la nostra “patria”. A Tunnel e The Wind. A Documentary Thriller ci ricordano con i loro racconti intensi e talvolta drammatici, ma senza esasperazioni, le tensioni umane e sociali che scaturiscono quando si perdono i punti di riferimento rappresentati dagli ambienti naturali in cui si è nati e vissuti, così come avviene agli abitanti di un villaggio di montagna della Georgia, nel cui territorio dovrà essere realizzata un’opera ferroviaria; o ci dicono di come la nostra vita possa essere sospesa di fronte alla forza devastante delle intemperie, così come avviene per gli abitanti della regione di Zakopane in Polonia, dove l’Halny, un forte vento, mette regolarmente a rischio la loro vita, riportandoci alla mente la ferita lasciata dalla tempesta Vaia a fine 2018 e a cui si è richiamato l’artista Albino Rossi per la realizzazione del manifesto di questa 68. edizione del festival».

Si aggiudica la Genziana d’oro Miglior film di alpinismo, popolazioni e vita di montagna – Premio del Club Alpino Italiano The Wind. A Documentary Thriller di Michal Bielawski (Polonia, 2019, 75’). «Le persone che vivono in montagna – si legge nella motivazione – possono essere esposte a condizioni climatiche estreme, con effetti sul corpo e sulla mente. Grazie a un approccio intrigante e inventivo, il regista conduce il pubblico nella vita degli abitanti della regione di Zakopane in Polonia, dove l’Halny, un forte vento, mette regolarmente a rischio la loro vita e il loro benessere. Creando un’atmosfera di eterna sospensione e seguendo i protagonisti in modo intimo, questo documentario ci ricorda il delicato equilibrio tra la natura e l’uomo, attraverso il lucido sguardo cinematografico dell’autore».

«The Wind costituisce la conferma cinematografica dell’analisi sulla montanità, tema della serata di apertura di questo 68. Trento Film Festival e centrale nelle riflessioni e proiezioni in atto nel Club Alpino Italiano», ha dichiarato il presidente generale del CAI, Vincenzo Torti. «Il vento che colpisce Zakopane, infatti, ripropone la situazione ricorrente di molte popolazioni di montagna che, oltre all’oggettiva difficoltà connessa a distanze e altitudini, si trovano spesso costrette al confronto con elementi naturali di cui si può prevedere l’arrivo, ma non l’intensità, a volte tale da travolgere ogni cosa. E, a dispetto del più forte dei venti, le protagoniste restano sempre loro: le genti capaci di mantenersi intimamente legate alle proprie montagne, qualsiasi cosa accada».

La Genziana d’oro Miglior film di esplorazione o avventura – Premio “Città di Bolzano” è andato a Sidik and the Panther di Reber Dosky (Paesi Bassi, 2019, 83’) «per il profondo impegno nei confronti della natura, per come connette ecologia e politica, per lo straordinario racconto di quest’esplorazione estrema, per il suo profondo senso di appartenenza e radicamento alle tradizioni e alla natura come patria di noi tutti. Questo film documenta e cattura attraverso immagini realizzate in modo straordinario il rispetto e la passione per il proprio ambiente e la propria storia».

Genziana d’argento – Miglior contributo tecnico – artistico a Sicherheit 123 di Florian Kofler e Julia Gutweniger (Italia/Austria, 2019, 72’). «Questo film cattura l’attesa – si legge nella motivazione della Giuria – una catastrofe potrebbe verificarsi in qualsiasi momento, non in un luogo qualunque, ma proprio dietro casa. Ma per ora è solo una possibilità, un rischio. I registi riescono a rappresentare la serenità anche in situazioni tutt’altro che serene. Il trattamento artistico del soggetto plasma il contenuto. L’approccio estetico della macchina da presa e del suono aggiungono un sottofondo emotivo agli eventi. Il film diventa una contemplazione della grandezza della natura e degli sforzi dell’uomo per controllarne la minaccia».

Genziana d’argento – Miglior cortometraggio a Then Comes the Evening di Maja Novaković (Serbia/Bosnia Erzegovina, 2019, 28’), «per aver saputo infondere una vita molto semplice in una magnifica natura morta – si legge nella motivazione della giuria – una natura morta più che mai vitale, nella quale ogni goccia di luce ha un significato e modella le forme in un modo che si nota d’improvviso nell’infanzia, o in uno scorcio di rivelazione. Per il lavoro meticoloso dei registi nel creare un’opera d’arte che esalta la forma cinematografica.».

Il Premio della Giuria è stato assegnato al documentario Alpinist – Confession of a Cameraman di Kim Minchul e Lim Iljin (Corea del Sud, 2019, 90’): «il film offre un punto di vista assolutamente originale, autentico e non convenzionale sull’alpinismo. Questo documentario è un vero e proprio viaggio nella vita del cameraman e alpinista Lim Iljin, con una profonda conoscenza dell’alpinismo e delle diverse ragioni che spingono gli uomini verso la montagna. È un lavoro crudo, a volte doloroso, frutto di molti anni di esperienza sulle montagne più ostili del pianeta, che descrive al meglio alcuni dei lati più scomodi dell’alpinismo. Questo film è un omaggio a ogni appassionato alpinista e cameraman».

La giuria ha inoltre assegnato la Menzione speciale a Polyfonatura di Jon Vatne (Norvegia, 2019, 20’), dedicato all’esperimento naturalistico-musicale dell’eclettico artista sonoro Eirik Havnes. «A un film che ha catturato la nostra curiosità e che presenta meravigliosamente un processo creativo e le sue interconnessioni con la natura» si legge nella motivazione della Giuria.

«Nonostante le difficoltà e gli imprevisti meteorologici, anche questa edizione speciale del Trento Film Festival – commenta il direttore della rassegna, Luana Bisesti – è stata premiata dal pubblico, con un successo al di sopra delle aspettative per le proposte in streaming. La presenza nelle sale, naturalmente, ha risentito della situazione legata al Covid-19, ma vedere gli spettatori davanti al grande schermo, ancorché distanziati, creando uno strano effetto a scacchiera, ci ha rincuorato, dandoci un ulteriore sprone per pensare già alla prossima edizione della rassegna all’insegna di un ritorno alla normalità. Altrettanta soddisfazione ci è giunta anche dai territori e dalle valli del Trentino dove quest’anno il festival è stato presente, realizzando eventi e proiezioni in collaborazione con altre manifestazioni e istituzioni».

«Il numero di spettatori è stato inevitabilmente incomparabile con i successi delle ultime edizioni: dopo mesi lontani dai cinema non si poteva certo sperare che l’abitudine alla sala tornasse in pochi giorni, tanto più in un periodo dell’anno inusuale per il festival», chiude Sergio Fant, responsabile del programma cinematografico. «A maggior ragione siamo grati agli spettatori che ci hanno accompagnato in queste giornate, e ai registi che non hanno voluto mancare, ringraziandoci per aver dato un segnale che il cinema resiste e riparte. D’altro canto il successo del Trento Film Festival online (online.trentofestival.it), con già oltre 3.000 utenti registrati e quasi 12.000 visioni in streaming, e davanti ancora un’intera settimana di disponibilità della piattaforma (fino al 9 settembre), ci conferma che il pubblico del festival non è diminuito, anzi, semplicemente ha preferito la dimensione domestica, o si è arreso alle difficoltà di spostamento, assecondando comprensibili preoccupazioni. A tutti questi spettatori, tanto nelle nostre sale quanto sui loro divani, promettiamo di ricominciare presto a lavorare alla prossima edizione».