GIOVANNA ZANGRANDI: UNA DONNA DA RI-SCOPRIRE ATTRAVERSO I SUOI LIBRI
Emozioni tra le pagine

GIOVANNA ZANGRANDI: UNA DONNA DA RI-SCOPRIRE ATTRAVERSO I SUOI LIBRI

“Il campo rosso” e “I giorni veri” di Giovanna Zangrandi. Con Camilla Valletti, Roberta Fornasier (curatrice dell’archivio Zangrandi) e letture dal vivo.

Due titoli che ci portano alla scoperta di una donna che ha fatto la sua parte nella storia della Resistenza e della letteratura di montagna. Due titoli che consentono di conoscere Giovanna Zangrandi e il suo sguardo, contemporaneamente sensibile e tenace.
I giorni veri
Da insegnante di scienze naturali a staffetta partigiana nel giro di pochi giorni: la vita di Giovanna Zangrandi, cresciuta a Bologna ma fuggita giovanissima in Cadore, dove arrampica e scia con audacia, ha una svolta improvvisa con l’armistizio dell’8 settembre del 1943. Colta dall’urgenza di partecipare alla lotta di Liberazione, si unisce alla brigata Pietro Calvi e diventa un tassello fondamentale nel trasporto di informazioni, armi e documenti nella zona di Cortina. Vive per quasi un anno nascosta nei boschi e tra le rocce, nelle cucine amiche e nei fienili. Quasi vent’anni dopo, cimentandosi nella stesura dei Giorni veri, traccia un diario intimo e profondo in cui rielabora le annotazioni e i ricordi del periodo tra il 1943 e il 1945. È una Resistenza vista nella sua dimensione quotidiana, tra spericolate discese con gli sci e lunghe corse in bicicletta.
Il campo rosso
Nei giorni della Resistenza, sulle montagne del Cadore, Giovanna Zangrandi aveva immaginato la propria vita dopo la guerra insieme all’uomo che amava, il comandante partigiano Severino Rizzardi. Il suo sogno era costruire un rifugio su una sella a 1.800 metri di quota, con un’ampia vista verso le Marmarole, il lontano Comelico e i bastioni argentati dell’Antelao. Tutto sembrò svanire con l’improvvisa morte di Severino, a causa di un’imboscata dei tedeschi, il 26 aprile 1945, quando mancava un soffio alla fine delle ostilità. Con forza esemplare, tuttavia, Giovanna si lanciò presto nell’avventura di realizzare un rifugio sulla Sella Pradònego, con pochi manovali e muratori, per poi condurlo in proprio. Alcuni anni dopo ne raccontò la difficile ma straordinaria impresa in un libro, Il campo rosso, edito da Ceschina nel 1959.

  • A cura di CAI e Ponte alle Grazie editore
Date
04/05/2023 18:00
Luogo
Palazzo Roccabruna
Via Santa Trinità, 24
Trento